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Non solo prostituzione: sfruttate in molti modi le vittime della tratta

Verona, 4 settembre - Dodici milioni e 500.000 vittime nel mondo, di cui 500mila in Europa, per un business di oltre dieci miliardi di euro all'anno: sono questi i contorni di un fenomeno transnazionale come quello della tratta delle persone, che in Europa e' diventato pervasivo e che in Italia conta dalle 29mila alle 39mila vittime. Cosi' Francesca Zabotti disegna i contorni del problema cui il Cum (Centro unitario per la cooperazione missionaria delle Chiese) dedica il convegno mondiale Liberiamo le donne dalla tratta, in corso a Verona fino al 6 settembre.

"L'insorgere di questo fenomeno va ricondotto agli eventi seguiti alla caduta del muro di Berlino e al seguente crollo delle esperienze comuniste - spiega Paola Degani del Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli (Universita' di Padova) - che ha lasciato i Paesi disastrati, impoveriti, soggetti a una destrutturazione dei propri sistemi di diritto". Un impatto, questo, che ha avuto una grande ricaduta sulle donne, "che sono le piu' colpite perche' in tutte le crisi pagano sempre il prezzo piu' alto. Infatti esiste un problema forte di femminilizzazione della poverta'".
Questi, dunque, gli inizi. Poi, nei primi anni '90 comincia il consistente movimento di popolazioni dai Paesi balcanici e si vengono a creare forme criminali che si specializzano nella tratta delle persone. "In Italia tutti ricorderemo che la costa del Salento fu l'approdo di migliaia di ragazze in stato di schiavitu'".

Per parlare di tratta - sottolinea l'esperta - il punto di partenza deve necessariamente essere la definizione del fenomeno fornita dall'articolo 3 del Protocollo di Palermo, ma "oggi piu' che mai non e' una questione solo legata alla prostituzione, bensi' coinvolge lo sfruttamento lavorativo, il trapianto di organi, la costrizione al matrimonio e molti altri casi. Tuttavia, va riconosciuto che in Europa e' lo sfruttamento a fini di prostituzione che catalizza la maggiore attenzione".

"Il fenomeno nel tempo ha subito numerose evoluzioni, a partire dalla progressiva penetrazione dei sodalizi criminali non piu' nei centri urbani ma nelle campagne, per intercettare ragazze maggiormente vulnerabili. Oppure l'espansione oltre i confini nazionali, come avvenuto in Polonia, prima punto di partenza e diventata poi punto di transito e di arrivo".

Per un contrasto planetario alla tratta si pone pero' prima di tutto un problema di standardizzazione dei numeri e delle valutazioni: "La quantificazione delle forme di sfruttamento riconducibili alla tratta e' difficile perche' richiede che i singoli Paesi abbiano una certa sensibilita' politica, strumenti di monitoraggio, standard comuni".
Per quanto riguarda gli strumenti italiani di contrasto, Degani ammette che "siamo abbastanza indietro, dobbiamo attrezzarci con sistemi di protezione che possano coprire i bisogni tutela dei diritti fondamentali che hanno le vittime".


(gig) (www.redattoresociale.it)


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